Sci-fi

Star Trek è sempre meno seguito, sia in tv che al cinema. Guerre Stellari, il cui ultimo episodio è del 2005, si è trasformato in un penoso fantasy high tech per bambini. Sono solo due esempi, i più eclatanti, ma mi sembra innegabile che cinema e letteratura continuino a snobbare la fantascienza, mentre tutti sono in attesa di qualcosa (qualsiasi cosa) che possa bissare il colpaccio di Peter Jackson e le sue quasi otto ore nella Terra di Mezzo.

Esisteva una volta la science fiction. Il termine inglese è più corretto, credo, mette nel giusto risalto il ruolo della scienza in questo genere di narrativa fantastica. Non a caso, alcuni delle opere migliori sono state scritte da persone con una certa competenza nel campo dell’astronomia o della fisica: cito Fred Hoyle, autore de La Nuvola Nera, o Poul Anderson, di cui ho appena finito di leggere Le Montagne Volanti, due romanzi (il secondo è in realtà una raccolta di storie brevi) che appassionano perché assolutamente credibili e costruiti su una base scientifica realistica. Due romanzi ormai introvabili, immagino, dato che sono riuscito a leggerli solo grazie alla collezione del padre di un amico che risale a trent’anni fa. Nemmeno a Herbert G. Wells è stata concessa la cortesia di una ristampa: un annetto fa mi sono messo alla ricerca de La Macchina del Tempo e La Guerra dei Mondi, ma tutto quello che sono riuscito a trovare è stata un’edizione di quindici anni fa che raccoglieva tre lunghi racconti.

La maggior parte della fantascienza che oggi rimpiango è stata scritta durante la Guerra Fredda, o mentre gli Stati Uniti erano in Vietnam. Periodi non allegri, ma che comunque non hanno impedito agli autori di guardare avanti e porsi domande riguardo al futuro dell’uomo. Un futuro che non tutti hanno visto felice e ricolmo di speranze, basti pensare al filone cyberpunk e ai romanzi di uno dei suoi principali interpreti, Philip K. Dick. Mi chiedo: la latitanza, negli ultimi anni, di una produzione di science fiction degna di nota è dovuta solo a logiche commerciali, che oggi non vedono in questo genere una risorsa abbastanza sfruttabile? O il problema è a monte, la miopia di una generazione di autori che non riesce o non vuole gettare lo sguardo troppo in là?

Anticipazioni

Una volta tanto, farò il giornalista: mi cito da solo, e pubblico il breve trafiletto che apparirà domani su La Nuova Provincia in cui anticipo alcuni degli ospiti della prossima edizione di Astimusica. Enjoy…

Verrà svelato oggi (venerdì 6 giugno, ndE) pomeriggio il calendario completo di Astimusica, quest’anno in programma dal 5 al 20 luglio. Ma qualche anticipazione sui protagonisti del festival è già possibile: confermata la partecipazione di Francesco Tricarico (10 luglio) ed Elio e le Storie Tese (12 luglio); da segnalare la serata del 14 luglio, con il leggendario “bluesman albino” Johnny Winter e il figlio d’arte John Lee Hooker Junior. Sei in tutto i concerti a pagamento, le cui prevendite saranno disponibili negli abituali punti vendita già dalle prossime settimane.

A domani per il programma completo.

Serata

Questa sera sto a casa. E’ la prima volta, da giovedì.
C’è la Tv accesa, con i miei che si addormentano a intermittenza. Telemarket con i suoi tappeti, Maroni da Floris che quasi quasi riesce a essere più simpatico di D’Alema, altri programmi insignificanti fatti a brandelli dallo zapping.
Io mi sono attaccato al portatile, ho infilato le cuffie e sono ancora qua a lasciare un segno di vita sul blog. Scrivere la poesia della nonna dedicata a quella buonanima di zio Jim, vagare per la rete, aprire lo streaming di Nasa Tv (wow, stanno installando il modulo Kibo sulla Iss!)… e aggiungere un paio di note a un racconto che spero di concludere. Nient’altro.
Meglio che vada a leggere qualcosa, c’è Il ritorno del Cavaliere Oscuro che aspetta.

Sbagliato

Domani, intendo dire oggi (sto scrivendo alle 0.45 di giovedì, cercate di capirmi), avrei dovuto dare l’esame di legislazione dei beni culturali e ambientali. Ho studiato, ero fiducioso nella riuscita dell’impresa, fino a quando non ho controllato sulla guida dello studente.

Ho preparato il modulo sbagliato.

In sostanza, ho studiato su un libro accessorio invece di quello fondamentale.
Che dire, se non che è la giusta punizione per il mio totale disinteresse verso l’università. Recupererò più avanti, a fine giugno. Dopo una giornata di corsa, dopo la quotidiana frustrazione del mio giornale ridotto a un pezzo di carta poco considerato in primis da chi ci lavora, non ho più neanche la forza di incazzarmi con me stesso. Domani mattina, se me ne ricorderò, mi prenderò a schiaffi.

Volevo

Sbucano, crescono, si sgonfiano, muoiono, si impolverano le pagine su internet.
Sono tornato qua dopo mesi (più di un anno? Non ho controllato) e non mi sono riconosciuto in quello che ho trovato. Sono io a essere cambiato così tanto, o proprio non riesco a essere me stesso con le parole?

Volevo fare di questo blog una vetrina di quello che faccio. Disegni, racconti, quel che sgorga dalla mia mente.

Volevo essere graffiante, accattivante, interessante. La miseria, che bisticcio.

Volevo scrivere tutti i giorni, per allenare la mia scrittura.

Non ho fatto niente di tutto questo. Oggi volevo scrivere un racconto e aprire un nuovo blog per un’iniziativa cui vorrei dar vita, e non ho fatto neanche questo. Odio il nichilismo, ma mi sembra che invece lui, il nichilismo, mi voglia un gran bene. Non mi molla un secondo.

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