Archivio per Aprile 2007|pagina archivio mensile
Un po’ di chilometri
Parto tra un paio d’ore. Ogni tanto fa bene mettersi qualche chilometro alle spalle (ViaMichelin dice che sono 393), aiuta a riflettere, ci si mette a confronto con se stessi. Un panorama diverso è proprio quello che ci vuole, e anche se la mia natura di esploratore (ridimensionata dalla mia formazione da pigro professionista) avrebbe desiderio di scoprire nuovi posti ogni settimana, mi accontento di questi rari momenti di fuga dalla tana.
Parto, dicevo, vado a trovare un amico veneto che non vedo da molto tempo. Sono curioso di scoprire quelle montagne, mi chiedo se assomiglino alle nostre o se laggiù si respiri un’aria diversa. Poi una puntatina a Venezia, per incontrare il vecchio Capitano Drake, ormai prossimo alla laurea (quella strong) che farà definitivamente emergere il filosofo che ho sempre visto in lui.
Un fine settimana tra baretti del bellunese, sessioni notturne a Wii Sports e Smash Bros, Kanji e religioni asiatiche. A pensarci bene, non si può dire che si tratta di meritato riposo: ho di nuovo tirato i remi in barca, e sono comodamente in attesa che la corrente mi porti da qualche parte. Studio zero, lavoro poco, scrivere pochino. Mi sento in colpa a prendere tutto così alla leggera, anche perché poi finisco per andarmene in vacanza con la coscienza sporca.
Prometto – e questa volta lo faccio nero su bianco – che dalla prossima settimana farò la persona seria. E ora vado a fare la valigia. Buon fine settimana a tutti.
Enrico
Scuola di fumetto, fine prima parte
Questa sera ultima lezione di fumetto. Dopodiché tutti in pizzeria, come alle medie. Sono stati mesi che mi hanno aiutato molto in un periodo di scarso entusiasmo, mesi durante i quali ho scoperto un mondo che non credevo fosse così sofisticato e ricco di sfumature. Tutti i professionisti che ho conosciuto mi hanno fatto capire quanto impegno sia necessario per far uscire una storia dalla matita, per non parlare di quanto sia difficile interpretare una sceneggiatura. Nonostante la mia mano sia ancora molto incerta, mi sono quasi convinto di potercela fare. E dove non arriva la convinzione, arriverà la determinazione, perché ho scoperto una cosa che adoro fare e non la mollerò tanto facilmente. Passerò l’estate nell’inchiostro, se necessario, ma riuscirò a tirare fuori dalla testa i personaggi e le storie che da un sacco di tempo se ne stanno chiusi in quello spazio così angusto.
Si ricomincerà a ottobre, con nuovi insegnanti che non vedo l’ora di incontrare: Luigi Piccatto, Sergio Ponchione, Antonio Serra e chissà chi altro. Un ringraziamento a Cristiano Spadavecchia, Gino Vercelli, Paolo Moisello e ovviamente al mitico Enzo Armando, maestri durante questi primi mesi di vignette.
Enrico
Venticinque aprile

Vorrei che fosse per tutti un giorno da ricordare con commozione, un occasione in cui tornare con la mente a sessantadue anni fa, per provare a immaginare cosa debbano aver provato milioni di italiani alla notizia che il loro paese era di nuovo libero.
Vorrei che non venisse considerata una festa da attribuire all’una o all’altra parte, ma che tutti si trovassero d’accordo nell’attribuirle il ruolo che le spetta, quello di valore fondante della Repubblica insieme alla Costituzione.
Vorrei che fosse festeggiata degnamente dalla nostra e dalle future generazioni, perché nessuno dimentichi.
Enrico
Il metodo del bunker
Global warming? I have air conditioning.
E’ una battuta che un mio contatto di Msn usava nella firma. La trovo arguta, in sei parole tratteggia perfettamente il metodo con cui molti hanno deciso di approcciare il cambiamento climatico in atto: quello del bunker.
Ricordo che quando George Bush Senior si dilettava con lo sport preferito della famiglia, il bombardamento in Iraq, la paura di una guerra globale serpeggiava tra le famiglie italiane, al punto da indurle a svuotare gli scaffali dei supermercati e accaparrarsi così le provviste per l’incombente inverno nucleare. Non avevo ancora dieci anni e l’immagine di quella gente spaventata con i carrelli pieni mi colpì profondamente.
Sono passati parecchi anni, e le cose non sono cambiate. La famigghia Bush è sempre impegnata nella sua professionale ricerca di nuovi mercati per i fabbricanti di armi, i supermercati mi mettono ancora ansia e la gente continua a farsi terrorizzare dai titoli dei telegiornali. Nel 1990, per lo spettro di un conflitto la gente riempiva di scatolette di cibo le cantine, anche se come rifugi erano improbabili. Nel 2007, con temperature sopra la media da novembre, fiumi a secco e rischio di black out, ci si prepara il bunker climatizzato. Si chiude la porta di casa e ci si rinfresca nella propria oasi: il fatto che per tutti valga l’equazione cambio climatico = caldo mette le anime in pace all’accensione del condizionatore, e i problemi sono lasciati nelle strade infuocate dal sole.
Forse non succederà quest’estate, magari neanche la prossima, ma prima o poi bisognerà fare i conti con la realtà: il bilancio idrico è in deficit da troppo tempo, a un’estate secca è seguito un inverno arido e caldo, l’anticiclone africano (quello responsabile delle torride temperature delle scorse estati) sale a nord sempre più spesso. Anno dopo anno, il ripetersi di queste condizioni ci porterà inevitabilmente a un punto di rottura. Dai rubinetti non uscirà più l’acqua, e i climatizzatori si spegneranno per mancanza di energia elettrica. Se non altro sarà un dramma democratico, perché toccherà tutti.
Enrico
Città violenta
Brutta scena ieri sera. Brutta da far pensare.
Più o meno mezzanotte, dalla finestra semichiusa – che dà su un’importante strada di Asti – arrivano pochi rumori. Lo scorrere lento delle auto, un cane che abbaia.
Finché non sento un lontano stridere di gomme. Il suono si ripete, svegliando il mio cervello addormentato dallo schermo del computer. Il terzo screek! arriva da vicino, così mi affaccio dalla finestra in tempo per vedere una Bmw che corre in contromano nei pressi della rotonda. La macchinona sterza d’improvviso e prende una stradina laterale, continuando a sgasare e sgommare. Segue a ruota una Punto, che tenta di ripetere la manovra dell’altra auto ma si blocca di traverso sulla via principale. La Bmw torna indietro, e accelera verso la Punto. Mi ero già irrigidito, aspettandomi l’impatto. Ma i due si evitano all’ultimo, e dopo aver fatto urlare un altro po’ le gomme, l’auto crucca si dilegua in una viuzza secondaria.
Dopo aver pensato nell’ordine:
- ora chiamo la Pubblica;
- saranno sicuramente albanesi, la prossima volta voto Lega;
- se ci fosse stato qualcuno in mezzo lo avrebbero stirato;
- ehi, quel qualcuno potevo essere io
sono tornato su posizioni più progressiste, ma allo stesso tempo mi sono reso conto che c’è tutto un mondo cattivo e buio appena fuori dalle nostre porte blindate. O forse no, come dice Lucarelli. Perché anche al di qua delle nostre triple mandate c’è cattiveria e oscurità. Ma non è questo il punto, la questione è che tra il cemento e l’asfalto delle nostre città sta sviluppandosi una barbarie pari a quella dei secoli bui, una società parallela e alternativa fatta di criminalità, mafiucce, mercenari, branchi. I bulli, i taglieggiatori che aggrediscono i ragazzini in pieno centro di sabato pomeriggio, sono solo la punta dell’iceberg, l’esempio tangibile di come stiamo assimilando e banalizzando episodi del genere. Accettare tutto questo come un dato di fatto e poi non intervenire è un errore su cui in seguito non si può più intervenire.
Se Studio Aperto non ci avrà già convinto tutti che l’unica soluzione è andare a dormire con il fucile, sarà bene fermarsi a trovare una soluzione. Meglio, prima di farsi investire da spacciatori che si inseguono in macchina a mezzanotte, sarà bene ripensare un po’ tutto il meccanismo civile e intervenire alla fonte del problema. Già, ma qual é?
Enrico
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