We are the Web.
Secondo Time, la persona dell’anno siamo noi. Io che scrivo, voi che leggete, i tanti che da questa pagina non passeranno mai, ma che ogni giorno condividono attraverso la rete informazioni, file multimediali, pensieri.
C’è una marea crescente di persone per cui pubblicare righe su un blog o video su YouTube sta diventando un gesto comune, un abitudine. Non sono un antropologo né un sociologo, ma di certo le abitudini di milioni di individui lasciano tracce evidenti sulla società, a maggior ragione quando queste abitudini sono in controtendenza con il passato.
Il cosiddetto Web 2.0, ossia l’insieme dei servizi in rete che permettono (e incoraggiano) la condivisione dei contenuti inviati ai server ogni giorno, avrà un impatto tale da modificare i fondamenti della società? Secondo Michael Wesch, docente di antropologia culturale presso l’Università del Kansas, la risposta è affermativa, tanto che dovremo ripensare le relazioni interpersonali, il concetto di proprietà intellettuale. Dovremo ripensare noi stessi, conclude Wesch. A riprova di quanto sostiene, il fatto che le sue affermazioni siano giunte fino a questa pagina grazie a un semplice video ospitato su YouTube. Nessuna sudata pubblicazione, nessuna gavetta tra i baroni dell’università americana, nessuna lotta con i colleghi. Questo tizio è un normalissimo professore, addirittura un assistente, che ha avuto un’intuizione brillante in merito al suo campo di studio e ha saputo condividerla con noi attraverso una delle tante soluzioni mediatiche disponibili in rete.
Enrico
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