Archivio per Maggio 2007|pagina archivio mensile
Altovolume: Ordem
È ancora possibile essere rock al giorno d’oggi? Genuinamente, appassionatamente rock? Forse i tempi in cui funzionavano definizioni così semplici sono passati, lasciando spazio a un epoca in cui le band hanno seguito le infinite sfumature di punk, grunge e indie, mentre il rock veniva percepito sempre di più come una visione entusiastica e naif della musica.
Eppure non sono pochi i gruppi per i quali l’unica definizione che calza è proprio quella di rock. Gli Ordem sono tra questi: cinque rocchettari con una decisa influenza pop che dopo anni passati a coprire il classico repertorio anni Sessanta e Settanta si butta anima e corpo sul progetto di realizzare brani propri. Aggiungerei: per fortuna. Come ogni gruppo emergente, anche per loro è difficile stabilire a che punto della maturazione artistica si trovino. Senza dubbio, a ogni live convincono sempre di più. Cresce soprattutto la voce di Alessio, ideale per il tipo di musica su cui si è buttato il gruppo. E a proposito di rock genuino, che dire delle chitarre? Luca e Dario ci danno dentro con le corde, dimostrando di saperci fare e regalando momenti di puro godimento quando si avventurano in qualche assolo. Quello che considerano il loro singolo, Shine On, è una piccola perla. Ma personalmente adoro il brano a cui si ostinano a non voler dare un nome, quasi sempre suonato durante i concerti: completo dal punto di vista della composizione, melodico quanto basta da fare presa, insomma… il loro migliore pezzo finora.
Credo che sia uno dei gruppi astigiani che più meriterebbe la benedizione discografica, l’appoggio di un artista affermato che li guidi nella registrazione del loro primo disco. Hanno già due demo alle spalle, di cui uno realizzato a regola d’arte, ma sarei curioso di scoprire cosa potrebbero fare dando loro tutte le risorse e il supporto possibile. Per ora, in bocca al lupo.
Enrico
Felice di correggermi
Contrariamente a quanto pensavo, leggo su La Stampa di oggi (sabato 26 maggio) che la questione sollevata nel post di ieri non è passata sotto silenzio. Un articolo nella sezione locale del quotidiano non riporta le minacce subite dagli attivisti di Reset, ma dedica spazio all’episodio di vandalismo di cui è stato vittima Giampiero Monaca, titolare dello studio grafico Arté di via Roero.
Non si tratta dunque di Gianfranco Monaca e della sua abitazione (come erroneamente ho riportato ieri), ma di un suo quasi omonimo più giovane. All’apertura del suo negozio, ieri mattina, ha scoperto che la vetrina era stata imbrattata con vernice nera, e una delle finestre rotta da un sasso. Alla finestra era stato affisso il volantino anti Galvagno che ho pubblicato ieri.
Lo studio di Monaca è stato responsabile del materiale realizzato per le campagne elettorali di Voglino e Zanna.
Enrico
All’ombra del manganello
L’errore più grave è quello di crederli estinti. L’Italia è un paese di fascisti latenti, dove la cultura della democrazia e della libertà di espressione non sono così radicate come si potrebbe pensare.
A conferma di questo, le parole di un pizzaiolo. Sono assolutamente serio.
All’inizio della settimana ero in un noto locale del centro, quando il gestore – sempre in vena di fare due chiacchiere – si è avvicinato al nostro tavolo e ha iniziato a raccontare in modo un po’ confuso un episodio avvenuto nel pomeriggio: si parlava di “fascisti, spranghe e minacce”.
Lì per lì la questione è caduta nel vuoto, ero a tavola con persone con cui preferisco non parlare di politica. Ma ieri sera il vicesindaco, Alberto Pasta, dal palco di piazza Roma dove si stava chiudendo la campagna elettorale della sinistra, ha lanciato l’accusa: alcuni giovani di Reset, movimento che sostiene le battaglie Beppe Grillo, sono stati minacciati da coetanei appartenenti a un partito di destra.
Che Grillo abbia il dente avvelenato con Galvagno – con cui sono schierati anche i partiti della destra radicale – non è una novità, c’è un lungo contenzioso tra i due a seguito di alcune dichiarazioni del comico durante uno spettacolo in città. Per inciso, Grillo si era limitato a riportare i fatti nella loro interezza: patteggiamento (= ammissione di colpa) da parte di Galvagno per le schifezze riguardanti Valle Manina.
Ho raggiunto dopo il comizio l’avvocato Pasta, e gli ho chiesto qualche dettaglio in più. Il vicesindaco si è limitato a un relata refero: i ragazzi del Meetup Beppe Grillo hanno raccontato che mentre erano impegnati a distribuire volantini, giovani di Alleanza Nazionale li hanno avvicinati intimando loro di smettere. Sembra non si sia arrivati ad alcuno scontro, anche perché gli attivisti di Grillo hanno preferito allontanarsi, ma la violenza di una minaccia c’è stata.
Due le cose che mi fanno imbestialire.
Primo: d’accordo che è la parola di un pugno di ragazzi contro quella di un partito, ma di questo fatto non si parlerà da nessuna altra parte. C’è un accenno sul forum dell’Asti Beppe Grillo Meetup Group ma dubito che gli organi di informazione lo riporteranno. Una possibilità viene da Grillo stesso, che sembra sarà ad Asti proprio oggi per il contenzioso di cui sopra. Informato dei fatti, vedremo se vorrà rilasciare qualche dichiarazione.
Secondo: più della metà degli italiani (o degli astigiani, se preferite), se venisse a conoscenza dell’episodio, risponderebbe che “se la sono cercata”. Sono quelli che in piazza sfoggiano il sorriso dei moderati, ma seduti sul divano in salotto accarezzano il manganello. E domenica andranno a votare.
Enrico
Aggiornamento (ore 12:30)
Incredibile il livello dello scontro che si stia consumando intorno ai volantini distribuiti in città dall’associazione Reset, espressione dell’Asti Beppe Grillo Meetup Group. Da fonti attendibili apprendo che lo studio del realizzatore materiale del suddetto foglio, lo scrittore e illustratore Gianfranco Monaca, è stato messo sottosopra nottetempo. Per ora neanche una goccia d’inchiostro sui giornali che parli dell’accaduto.
Ecco il foglio di cui si sono interessati i fascisti e che è costato una visita non richiesta a Monaca.
La Repubblica su sindaci&discariche
Un’interessante analisi de La Repubblica sulla rilevanza della questione discariche nell’ambito delle amministrative di domenica. L’articolo a questo indirizzo.
Enrico
La Résistance de la Vallée
La Valle d’Aosta per me è come una seconda casa. È una terra di confine, una minuscola regione da più di duemila anni in balia delle onde della storia. Il 18 maggio 1944, sessantatré anni fa, moriva Émile Chanoux, uno dei martiri dell’antifascismo. Oggi la piazza principale di Aosta, quella del Comune, porta il suo nome. Dal sito istituzionale della Regione:
Il 18 maggio del 1944, Émile Chanoux e Lino Binel vengono arrestati dai fascisti in un’operazione condotta direttamente dal questore Pietro Mancinelli e dal sottotenente Alberto Bianchi. Il comitato aostano viene completamente disarticolato. Chanoux viene barbaramente torturato nel vano tentativo di ottenere informazioni sulla Resistenza. Muore nella notte in seguito alle numerose ferite inflittegli dai militari nazifascisti. Mentre Binel è deportato in un campo di lavoro in Germania.
I fascisti diranno che si è impiccato in cella. Ma, come ebbe a dire Alessandro Passerin d’Entrèves, «La vergognosa calunnia del suicidio non ingannò nessuno, né allora né mai».
Nella relazione al ministro degli interni della Repubblica di Salò Bruno Stefanini, che pochi giorni dopo assumerà la carica di capo della Provincia, dichiara che «notizie confidenziali» pervenute alla questura hanno reso possibile l’operazione di cattura. Chi sia stato a “tradire” Chanoux ancora oggi rimane un mistero. Certo è che con la sua morte la Resistenza valdostana perde un leader capace di garantirle una certa unità di orientamento.
A soli 38 anni Émile Chanoux ha versato il suo stesso sangue per l’autonomia e la libertà della Valle d’Aosta
Enrico
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